Celebriamo la VITA – 28/08/2016

n° 38 – 28 Agosto 2016
XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cèdigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato». Disse poi a colui che l’aveva invitato: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch’essi e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
Lc 14,1.7-14

Gesù sta mangiando invitato da uno dei farisei della regione. Luca ci indica che i farisei non smettono di osservarlo. Gesù, tuttavia si sente libero di criticare gli invitati che cercano i primi posti, e persino di dare consigli al padrone di casa su chi invitare e come comportarsi: “Non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini. Invita poveri, storpi, zoppi, ciechi”. I poveri non hanno mezzi per ricambiare l’invito. Dagli storpi, dagli zoppi e dai ciechi non si può sperare nulla. Per questo nessuno li invita. Gesù non respinge l’amore familiare, né le relazioni di amicizia. Quello che non accetta è che queste siano sempre le relazioni prioritarie, privilegiate ed esclusive. A quelli che entrano nella dinamica del regno di Dio, cercando un mondo più umano e fraterno, Gesù ricorda che l’accoglienza dei poveri e dei derelitti viene prima delle relazioni interessate e delle convenzioni sociali. È possibile vivere in maniera disinteressata? Si può amare senza sperare nulla in cambio? Non dobbiamo illuderci. Il cammino della gratuità è quasi sempre difficile. E’ necessario imparare cose come queste: dare senza sperare molto, perdonare senza esigere, essere pazienti con le persone poco gradevoli, aiutare pensando solo al bene dell’altro. E’ sempre possibile ridurre un po’ i nostri interessi, rinunciare talvolta ai piccoli vantaggi, portare gioia nella vita di chi è nel bisogno, donare un po’ del nostro tempo senza riservarlo sempre per noi, collaborare a piccoli servizi gratuiti. Gesù ha il coraggio di dire al fariseo che lo ha invitato: “Sarai beato perché non hanno da ricambiarti”. Questa beatitudine è stata tanto dimenticata che molti che molti cristiani non ne hanno mai sentito parlare. Tuttavia contiene un messaggio molto amato da Gesù: “Beati quelli che vivono per gli altri senza riceverne ricompensa. Il Padre del cielo li ricompenserà”.

O Signore Gesù, a te piaceva stare a tavola con tutti,
poveri o ricchi, giusti o peccatori,
adesso come allora, quando si è invitati ad una festa,
si cercano i posti migliori,
adesso come allora, quando facciamo una festa,
invitiamo amici e parenti.
Come sempre tu sveli la banalità
dei comportamenti umani
E ci spingi in profondità.
O Signore Gesù donaci
la consapevolezza e la gioia di essere noi stessi
al di là del posto che abbiamo
e del ruolo che ricopriamo.
Donaci la gioia di annunciare il Vangelo
mai per tornaconto, ma con libertà e gratuità.
E l’amore che diamo
sia sempre senza il calcolo del contraccambio.

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