Celebriamo la VITA – 11/09/2016

n° 40 – 11 Settembre 2016
XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».  Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione. Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Lc 15,1-10

“Costui accoglie i peccatori e mangia con loro”. Con questo atteggiamento Gesù realizza sulla terra l’immagine della comunione escatologica con Dio nel Regno, mettendo in pratica l’appello da Lui stesso fatto in Lc 14,12-14: invitare poveri ed emarginati a tavola. Questo gesto non dovrebbe rallegrare? Finalmente questa gente da sempre emarginata accorre a Gesù. E invece no! Lo zelo della dottrina e la severità degli uomini a difesa della legge impediscono di scorgere in questo gesto lo sguardo dell’amore e della compassione. I farisei e gli scribi sono rappresentanti di tutti coloro, specialmente ecclesiastici, che mettono al primo posto leggi e dottrine piuttosto che il bene delle persone. Ebbene, essendo criticato, Gesù risponde con le tre parabole della misericordia (nel nostro brano abbiamo le prime due), invitando a cambiare mentalità, ad entrare nelle sue vedute, a capire il suo agire. Ognuno di noi è quella pecora smarrita, quella dramma perduta, quel figlio che perde tutto. Ma questo non è un perdere passivo, perché attiva una ricerca costante che culmina nel trovare ciò che era stato perduto nella condizione di peccatore. E questo non può fare altro che suscitare gioia. Ma di chi è questa gioia? E’ la gioia di Dio nel perdonare, perché “quando ritorniamo a Lui, ci accoglie come figli, nella sua casa, perché non smette mai, neppure per un momento, di aspettarci, con amore”, come sottolinea il Santo Padre Francesco. “La misericordia è la parola chiave che indica l’agire di Dio verso di noi, è l’architrave che sorregge la vita della chiesa”. E’ la gioia del peccatore che sperimenta la forza della misericordia che lo porta alla salvezza. Tale gioia sarà anche di coloro che si definiscono “giusti”, se aprono il loro cuore per comprendere la preziosità del perdono e l’infinita misericordia di Dio? C’è posto davvero per tutti nel Regno di Dio , abbracciati e trasformati dal suo amore. Basta solo farsi “trovare”.

Signore Gesù Cristo,
talvolta siamo stranieri sulla Terra,
sconcertati dalle violenze e dalla durezza
delle opposizioni.
Come una brezza leggera,
tu soffi in noi lo Spirito di pace.
Trasfigura i deserti dei nostri dubbi
Per prepararci a divenire
portatori di riconciliazione
là dove tu ci hai posto,
fino a che spunti una speranza tra gli uomini.
(Roger di Taizè)

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